Si è molto discusso qualche settimana fa sui temi della Maturità. Mio figlio è andato in difficoltà non sapendo quale titolo scegliere. Non conosceva Claudio Magris pur vivendo in una famiglia che ama leggere.

Gli intellettuali sono considerati dai giovani lontani dalla realtà, un substrato polveroso di cui poter fare a meno. Non è così, in particolare quando parliamo di Magris, uno scrittore che sa cogliere spesso l’essenza di quello che viviamo. Leggerlo serve a dare il giusto peso alle cose, anche quelle che spesso, con la loro carica di emotività, rischiano di travolgerci.

Da anni mi occupo di sport e il pezzo che ho letto qualche giorno fa sul Corriere della Sera mi ha colpito molto perchè ha centrato una sensazione che in latenza ho sempre avuto. Ho avuto la fortuna di vincere molto sia come atleta che come allenatore, ma ho sempre avuto un rapporto difficile con la conseguente felicità, per non dire delle ostentate esultanze.

Magris scrive, e vorrei che tutti gli istruttori lo leggessero ai bambini che allenano, che “nella maggior parte dei casi, la vittoria può e deve essere sperata, perseguita e ove possibile ottenuta, ma non può essere mai amata. La vittoria, più che un bene, appare come un male necessario, come un male minore rispetto a mali più grandi che deriverebbero dalla sconfitta”.

Il gioco prevede un vincitore e uno sconfitto, ma sono due facce della stessa medaglia. Senza il secondo non ci sarebbe il primo. Per arrivare primo occorre accettare di poter arrivare secondo. Nell’ebrezza e nella seduzione della vittoria c’è il seme del peggiore dei Mali. Quello del totalitarismo, del disprezzo e della distruzione dell’altro. La strategia e il sacrificio che permettono di vincere sono le doti da coltivare non la vittoria tout-court che racchiude sempre in sè anche la tristezza per lo sconfitto.

“Non c’è nulla di più pericoloso che ritenersi vincitori.”

Con la citazione di questo testo inizierò venerdì la mia lezione al corso Calcio 4D riservato agli istruttori di Scuole Calcio in via di svolgimento a Pisa.

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