[pullquote]Sono le idee a giungere a noi, non noi alle idee – Martin Heidegger, Lezioni 1937-38
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Dei tanti corsi seguiti per migliorare le mie competenze quello più importante lo feci senza dubbio a Viareggio a fine estate del 1984 e non c’è in nessuno dei miei CV.

Ero appena uscito con un voto abbastanza striminzito dal mio “lustro scientifico” al Liceo Buonarroti di Pisa ed ero molto incerto sul da farsi. L’ipotesi più gettonata era di iscrivermi alla Scuola di giornalismo di Perugia ma l’idea era fin troppo vaga, tanto che in tutta l’estate non avevo preso neanche mezza informazione seria.

Nel frattempo, di ritorno dalle vacanze post-maturità, con un mio caro amico decidemmo di partecipare a questo stage del CSI. Una settimana di lezioni teoriche e pratiche per operare nelle scuole calcio. Stavo infatti allenando già da due anni dei ragazzi della Freccia Azzurra, la squadra del mio quartiere, e non potevo continuare a rimanere un brillante autodidatta.

Fu una settimana divertente che ci convinse entrambi, con l’incoscienza tipica dell’età, di tentare l’esame di ammissione all’ISEF di Firenze.

Il Prof. Alberto Baccani, storico preparatore atletico della Fiorentina e vecchio amico di famiglia, ci mise una parola buona e così iniziai questo nuovo iter scolastico. All’inizio presi lo studio un pò sotto gamba partecipando solo alle lezioni che mi interessavano di più. Tra queste sicuramente quelle di chinesiologia e di fisiologia.

La svolta nell’88 quando entrai per la prima volta a Coverciano, un luogo che rimarrà il fil rouge della mia carriera accademica e professionale. Frequentai un corso per Istruttore di Calcio riservato agli studenti ISEF, col Prof. Chincoli. Nel Centro Federale si respirava tutto il fascino della storia e della cultura calcistica. Conobbi il Direttore del Centro il Prof. Fino Fini e quello del laboratorio di ricerca Prof. Mario Marella che mi indicarono un percorso che per un pò avrei seguito alla lettera. Feci, sotto la loro guida, una tesi sperimentale. Per un anno presi il treno la mattina alla 6.50 da Pisa con ritorno serale. Passavo le giornate a Coverciano ad eseguire test e scaricare dati su squadre giovanili e arbitri con lo staff del Prof. Marella. Nelle pause stavo in biblioteca sommerso da riviste scientifiche, tesi e libri.

Ne venne fuori una ricerca di cui vado molto orgoglioso sul costo energetico delle esercitazioni tecnico/tattiche. Erano le prime sperimentazioni coi cardiofrequenzimenti e grazie a dei test specifici riuscivamo a determinare in maniera indiretta il tipo di lavoro fisico fatto dai calciatori durante le esercitazioni con la palla. Stava nascendo un concetto nuovo di preparazione fisica che non si basava più sui metodi ereditati dall’atletica leggera ma su lavori costruiti in funzione del modello di gara.

La sperimentazione fatta col Settore Tecnico mi fu utile, oltre che per strutturare un mio pensiero sulla preparazione del calciatore, anche per imparare a smanettare coi computer, sia sui PC che trovavo a Coverciano, sia sui primi Mac che utilizzavo a casa per scrivere ed impaginare la mia tesi. Ma fu importante stare a Coverciano anche per frequentare gli allenatori del corso Master. Fu lì, infatti, che scattò la scintilla con Luca Giannini, contatto che mi permise di iniziare la mia carriera di preparatore atletico col Pisa.

A quei tempi non esisteva neanche un albo della categoria. Il Settore Tecnico definì un primo albo ufficiale nel 1991 facendo il primo mini corso e regolarizzando i professionisti che esercitavano in quel momento nelle squadre di A e B. Mi ritrovai così il diploma di preparatore atletico di calcio grazie al fatto di essere arrivato al posto giusto al momento giusto. Quella fu per me un’altra opportunità di entrare in contatto coi grandi del ruolo, da Sassi a Pincolini, da Ventrone a Carminati, da Febbrari a Bordon e di imparare molto da ognuno di loro.

Nel 1994 ero ancora al Brescia con Lucescu quando il Prof. Marella, con cui intanto continuavo a collaborare, mi convinse a prendere la laurea in scienze e tecniche delle attività fisiche e sportive all’Università di Digione. Fu per me un anno molto impegnativo ma ricchissimo di soddisfazioni (anche per l’arrivo del mio primo figlio!). Il mio ruolo nel calcio si consolidava e quell’esperienza in Francia arricchiva le mie conoscenze. Per merito soprattutto di due Professori: Georges Gacon, che proprio in quell’anno presentava un test innovativo sulla velocità massimale aerobica e Gilles Cometti, che stava sperimentando nuovi metodi di allenamento per il potenziamento muscolare del calciatore.

Continuai a fare il preparatore atletico fino al 1998 ma col passare degli anni capivo che stavo acquisendo uno spessore e una personalità che non mi consentivano più di svolgere con la necessaria umiltà quel ruolo all’interno di uno staff tecnico.

Avevo maturato una visione troppo ampia sull’analisi e la preparazione della partita, sui metodi di allenamento e sulle tecniche motivazionali per accettare di non stare al vertice dellla piramide che determina i processi decisionali.

La scelta fu tranchant: smettere di fare il preparatore atletico e rimettermi sulla testa il cappello di allenatore. Fu così che riuscii a guidare il Brescia in serie A per alcune giornate e, la stagione successiva, per alcuni mesi l’Ospitaletto in serie D. Esperienze esaltanti dal punto di vista umano, travolgenti emotivamente. Ma mi mancava ancora un titolo nel mio percorso accademico per poter essere in grado di decidere liberamente cosa fare da grande: quello di Allenatore di Calcio Professionista.

Non avendo giocato a calcio a livelli alti non avrei mai potuto accedere al Corso di abilitazione se non come collaboratore del Settore Tecnico stesso. Un altro ritorno alle origini…

Mi misi così nuovamente a disposizione e dedicai il mio anno sabbatico a scrivere relazioni per i convegni UEFA che si svolgevano a Coverciano, a redarre articoli per il Notiziario e a tenere lezioni di informatica applicata al calcio ai vari corsi federali. Fu così che a giugno del 2000 il segretario del Settore Tecnico, l’indimenticato Guido Vantaggiato, mi ammise al Corso di Allenatore Profissionista di Seconda Categoria. Feci il corso insieme a grandi calciatori del passato e futuri allenatori di successo tra i quali Roberto Mancini, Walter Zenga, Nanu Galderisi. Io però non seguii la loro strada. Anzi per i casi della vita da quando mi sono patentato non ho più allenato. La DigitalSoccer, azienda specializzata nella match analysis e nei servizi per gli allenatori, creata da me a Brescia nel 1994, era appena stata acquisita dal Gruppo Panini, quello delle mitiche figurine. Stava iniziando per me un mestiere tutto nuovo, ma questa volta seduto dietro una scrivania.