Meno di 30 chilometri dividono la mondana Auronzo di Cadore che ospita la Lazio da tanti anni alla più isolata e tranquilla Sappada dove il Cagliari sta gettando le basi per costruire un’altra stagione brillante, nonostante tutte le vicende legate allo stadio e alle battaglie giudiziarie del suo Presidente.

Arrivo verso le 19.30 in una serata piovosa e fredda. Nella hall trovo Cossu e altri rossoblu che guardano la prima di Guardiola sulla panchina del Bayern. Lahm nell’inedito ruolo di mediano metodista ha già portato in vantaggio i suoi con un beffardo colpo di testa grazie ad un inserimento sul primo palo. Cosa vuol dire avere delle idee e avere la credibilità per proporle e farle recepire con convinzione!

Mi metto col gruppetto di giocatori a vedere la partita in attesa che arrivi lo staff tecnico, ancora al campo. Pinilla è il più brillante e dispensa punzecchiature e battute a tutti. Mi piace come atteggiamento, visto da fuori non mi sembrava un tipo così.

Prima dei mister arrivano il preparatore atletico Francesco Bertini, toscano come me, e il direttore della comunicazione Fabrizio Serra, con cui chiamiamo al telefono l’amico comune Ivan Zazzaroni, in vacanza al mare, beato lui.

Sono loro a presentarmi a Diego Lopez, l’ex difensore uruguagio, dall’anno scorso al timone della prima squadra dopo alcuni anni nel settore giovanile. E’ un tipo curioso, con l’occhio furbo, introverso ma carismatico. Se ne intuiscono a pelle le qualità umane. Ha saputo velocemente costruirsi il rispetto anche dei vecchi compagni di squadra che all’inizio facevano fatica a chiamarlo mister. Mi dice ridendo: “Daniele (ndr Conti) all’inizio mi chiamava Diego, non riusciva a dirmi mister, per me non è mai stato un problema”.

Parliamo molto di calcio vero. Dei suoi giocatori di cui è orgoglioso. E’ entusiasta di quello che hanno saputo fare l’anno scorso. In particolare il reparto di centrocampo lo considera di prima fascia. La speranza è che il Presidente non ceda nessuno nonostante le tante richieste che ha soprattutto Nainggolan. Per Lopez il nazionale belga è un giocatore incredibile. “Quando per la prima volta gli dissi che avrebbe giocato interno destro fu sorpreso; non ho mai giocato in quel ruolo fu la sua reazione; stai traquillo fai quello che sai fare, fece una super partita”.

Gli mostro le nuove tecnologie per fare l’analisi della partita. Ascolta con attenzione, fa domande pertinenti. Soprattutto l’algoritmo che riguarda l’indice di rischio dei passaggi, calcolato in funzione della densità di giocatori avversari, accende la sua immaginazione. Così come gli piace l’idea di avere un dato oggettivo sulla capacità di pressing della squadra. Lui vuole che la squadra non abbia remore contro nessun avversario, l’aggressività deve essere il suo tratto distintivo.

Dopo cena resto a lungo con Ivo Pulga, un’altra persona squisita, con cui avevo fatto il corso Uefa A a Coverciano insieme una dozzina di anni fa. Il tempo è passato ma l’amicizia è rimasta intatta.

Verso le 22.30 devo salutare tutti, veramente un bel gruppo, mi aspetta un viaggio piuttosto lungo per essere la mattina dopo a Moena dalla Fiorentina di Vincenzo Montella.