di Alfredo Magni, Antonio Rovida, Simone Sabbadin

In questo mio documento ho voluto evidenziare un aspetto diverso da quello solito, specifico del portiere, sul quale in questa rubrica Adriano mi ha lasciato precedente ampi spazi per esprimere il mio pensiero tecnico e tattico. Ho una grande stima nel Prof. Antonio Rovida e del Prof Simone Sabbadin con i quali abbiamo condiviso diverse esperienze di lavoro confrontandoci continuamente in questi anni. Le nostre esperienze avute anche su atleti d’elite di diverse discipline, hanno modellato e improntato il nostro pensiero comune riguardo il modello ideale d’allenamento. Abbiamo potuto discutere con esperti in materia (preparatori atletici, fisiologi, medici sportivi, riabilitatori) e ci sono sorti alcuni interrogativi in merito alla scelta dei mezzi di allenamento, intesi come, superfici, attrezzature, carichi di lavoro e capacità condizionali da evidenziare per gli specialisti della disciplina (ragazzi che, raggiunta la maturità fisica, abbiano deciso di praticare il calcio come unica specialità sportiva) a qualunque categoria appartengono, dalla terza categoria alla serie A, con le dovute differenze.

Abbiamo voluto raccogliere le idee seguendo le indicazioni che vengono fornite ai corsi allenatori UEFA A, UEFA B, confrontandomi con preparatori professionistici specifici alla disciplina e aspecifici con riferimento ad altre discipline orientati all’allenamento di atleti d’elite. In questo mio nostro confronto abbiamo evidenziato la necessità del corretto modello prestativo del calciatore finalizzato al miglior rendimento agonistico.

Molti illustri autori hanno affermato che l’allenamento deve essere coerente con la gara, il giocatore e la squadra in allenamento devono prepararsi ad affrontare ciò che troveranno in partita:

“Il miglior maestro per l’allenamento è la gara” (Cramer, 1987)

“Dalla gara capiamo che cosa dobbiamo allenare” (Krauspe-Rauhut-Teschner, 1990)

“Se la gara è il miglior allenamento è anche vero che un buon allenamento deve per forza avere il carattere di una gara” (Northpoth, 1988)

“Il segreto del successo nel calcio sta sempre nell’allenamento alla gara” (Beenhakker, 1990)

 

Solamente individuando i bisogni dell’atleta in condizione di gara, si riuscirà a selezionare il modo più utile e produttivo per giungere alla crescita della condizione dell’individuo e del gruppo.

Attraverso la Match Analisys sappiamo che nel corso di una partita si possono percorrere circa 10/12 km e che ci sono differenze tra i vari reparti e ruoli, i centrocampisti di solito percorrono distanze superiori rispetto a difensori ed attaccanti. La quantità di corsa e il tipo d’andatura variano molto da ruolo a ruolo e nello stesso in relazione alle caratteristiche fisico-atletico e caratteriali del calciatore.

Di questi 10/12 km sappiamo che 2400 metri sono percorsi ad alta intensità (velocità di corsa superiore a 15km/h) 950 metri ad altissima velocità (superiore ai 19 km/h) e 350 metri sono coperti sprintando (superiore ai 25 km/h). Sappiamo anche che il giocatore esegue più di 1000 cambi di attività (Reilly 2003; Strudwich et. al 2002) ogni 3-4 secondi e che i cambi di direzione sono la modalità di “spostamento” più frequente (circa 736 a partita). Infine raramente vengono percorsi in linea tratti di 30 metri, lo sprint più frequente va dai 0 a 10 metri.

Quindi, abbiamo visto che il calciatore è chiamato a compiere:

–       Scatti;

–       Arresti e frenate improvvisi;

–       Cambi di direzione;

–       Controlli del pallone;

–       Contrasti con avversari;

–        Salti.

 

Per il calcio, lo sforzo specifico è classificabile:

Intensità Submassimale (freq. card. 180/200 – freq. Resp. 30/40)
Durata Variabile con numerose interruzioni
Complessità Complesso [poiché ricorre a qualità fisiche diverse (velocità, forza, ecc.) ad azioni tecniche, tattiche, con situazioni di scontro fisico].
Processi metabolici Misto (con notevole impegno anaerobico alattacido).

 

Abbiamo provato a prendere in esame un momento della prestazione di alcune discipline sportive, facendo riferimento, in particolare, al tipo di meccanismo energetico principalmente sfruttato.

Abbiamo analizzato i dati spirometrici degli archivi di alcuni centri di medicina sportiva per confrontare le capacità aerobiche dei praticanti di diversi sport, per verificare la preparazione aerobica che evidenziano.

Abbiamo considerato il parametro FVC (Capacità Vitale Forzata, o capacità aerobica), cioè il volume massimo di aria (in litri) che l’atleta può emettere dopo una inspirazione ed espirazione forzata.

I valori di molti sport sembrano congruenti con le necessità prestative della disciplina, per i calciatori, invece, si evidenzia un valore eccessivamente alto del livello di capacità aerobica, a dimostrazione che la preparazione dei calciatori è spesso eccessivamente incentrata  su lavori di resistenza aerobica.

 

Riportiamo due grafici che evidenziano tale anomalia:

  • il primo con i valori spirometrici ideali per ogni sport;
  • il secondo con i valori spirometrici rilevati negli archivi di alcuni centri di medicina sportiva.

Allora ci chiediamo perché,  durante gli allenamenti di tutte le categorie, vedo ancora allenatori e preparatori che propongono allenamenti di durata fino a 4’ a ritmo costante; oppure sedute in cui le superfici di allenamento non corrispondono a quelle che poi si ritroveranno in gara cambiando così i tempi di contatto, di frenata e di cambio di direzione e i tempi di reazione motoria ai vari stimoli. Mi chiedo anche il motivo di allenamenti in cui si esasperano in modo eccessivo sia il meccanismo aerobico sia quello anaerobico lattacido; come abbiamo visto, i processi metabolici richiesti nel calcio sono di tipo misto con notevole impegno del meccanismo anaerobico alattacido. Se nelle partite ci sono scatti, frenate improvvise e ripartenze, perché quando viene preparata la velocità a “secco” si fanno sempre decelerare i giocatori e non ci si allena alle frenate?

 

In conclusione, ci sembra utile evidenziare l’importanza di un corretto allenamento che tenga conto dei bisogni prestativi dell’atleta in condizioni di gara e  che miri al miglioramento delle capacità che consentano al calciatore di affrontare con il massimo rendimento possibile il momento agonistico.