[pullquote]Ho una voglia tremenda di essere al di dentro delle cose e di guardare fuori – Truman Capote, Colazione da Tiffany[/pullquote]

[dropcaps] H [/dropcaps]o sempre avuto il pallino di giocare coi numeri. Da ragazzino quando con gli amici di quartiere facevamo dei gran tornei di Subbuteo mi chiamavano “il re delle statistiche” perchè catalogavo tutto: risultati, marcatori, anagrafica dei giocatori, valutazioni di mercato.

Mai avrei pensato che in quel passatempo ci fosse in fieri uno degli aspetti caratterizzanti del mio futuro profilo professionale.

Quella predisposizione per la ricerca di dati oggettivanti si manifestò apertamente molti anni più tardi con Lucescu. Fu lui a spingermi su quella strada “obbligandomi” a trovare delle soluzioni ingegnose per dargli tutta una serie di informazioni sulle partite del “nostro” Pisa. Il mister rumeno voleva sapere di ogni giocatore il numero di palle giocate, palle recuperate, giocate utili, passaggi lunghi e corti, cross e pallonetti, assist e tiri in porta, falli fatti e subiti, ecc…

Per far fronte a quelle esigenze iniziali allestii un piccolo team di lavoro composto da “volontari”. Ci si ritrovava il lunedì a casa mia e, messa la VHS in play , ognuno seguiva un paio di giocatori e conteggiava tutto quello che facevano. I dati riepilogativi li trascrivevo poi su foglio di excel che la mattina successiva consegnavo a Mircea.

Ma non poteva durare così. Serviva un metodo che fornisse più informazioni e maggior affidabilità. Anche perchè le esigenze diventavano di giorno in giorno più complesse e non potevo accettare di non essere in grado di trovare delle risposte adeguate.

Puntai tutto sull’informatica, investii tempo e soldi per sostenere lo sviluppo di un software che avesse funzionalità specifiche per la match analysis. Eravamo nel 1991 e insieme ad un pool di informatici e ricercatori del CNR di Pisa iniziammo a buttar giù necessità e possibili soluzioni. Il progetto durò un paio di anni, ma ne valse la pena. Alla fine mi ritrovai tra le mani un vero e proprio gioiellino.

Il programma, denominato FARM (Football Athletic Results Manager), rappresentava una vera e propria rivoluzione nel modo di leggere una partita. Dotato di un riconoscitore vocale un solo operatore (molto specializzato) guardandosi una gara in tv (o allo stadio) riusciva a catalogare in tempo reale circa 1500 azioni e, ad ognuna di queste, il software abbinava le coordinate x,y della zona di campo, il tempo di inizio e fine, il nome del giocatore, la tipologia di azione e la sua conseguenza. Inoltre dava immediatamente tutta una serie di soluzioni grafiche sulla copertura del campo del giocatore e sulle statistiche del match. Ma la cosa ancora più innovativa era che il portatile poteva pilotare un videoregistratore esterno e andare a ritrovare sul nastro le azioni da rivedere e quindi predisporsi in automatico per fare dei montaggi a temi (calci piazzati, fase difensiva, schemi d’attacco, profili individuali, ecc…).

Alla base di questo lavoro di informatizzazione c’era stato un dettagliato studio concettuale fatto col Settore Tecnico di Coverciano per codificare tutti i gesti tecnici. L’allora Presidente Sandro Mazzola mi aveva indirizzato sulla Nazionale dove trovai subito in Arrigo Sacchi un interlocutore attento. Con cui feci un’intrigante sperimentazione prima di USA ’94, seguito da vicino dai suoi assistenti, Ancelotti prima, Varrella poi.

Mi ricordo in particolare due amichevoli sotto altrettanti nubifragi che l’Italia giocò a Pontedera e a Terni, alla vigilia della partenza per i mondiali negli States.

Contro il Pontedera facemmo tutta la catalogazione real-time in tribuna collegati in presa diretta con la panchina tramite ricetrasmittenti.  Sacchi ci dava indicazione sulle azioni da far rivedere alla squadra nell’intervallo.

Io catalogavo tutto sul mio Mac portitile e indicizzavo le azioni richieste per il montaggio. Poco prima della fine del primo tempo, correndo sotto l’acqua fino allo spogliatoio e collegando il portatile al registratore, ero pronto per far vedere alla squadra le azione richieste.  Con la squadra piazzata intorno a me  vidi partire il nastro alla ricerca della prima sequenza. L’attenzione era massima, il mister aspettava. Ma arrivato al minuto giusto lo scorrimento del nastro non si arrestò. Lo schermo rimase blu, percepii il nervosismo di Sacchi e il sarcasmo di qualche giocatore. Rimasi impietrito. Questo fu il battesimo del fuoco.. Non tutto le ciambelle riescono col buco, ma la volta dopo andò tutto bene… il mio percorso azzurro era iniziato, avrebbe trovato il suo coronamento a Berlino 12 anni dopo!

Dopo questi test fatti in casa col Brescia e con la Nazionale decisi che si poteva iniziare a lavorare in maniera più metodica con altri club. Ma serviva uno database che potesse gestire le informazioni di un’intera competizione e consentire ricerche per giocatore, team, match, arbitro, ecc… e che potesse produrre report PDF per gli allenatori.

Iniziò un altro progetto ambizioso che richiedette altro tempo e altri investimenti. La mia fortuna fu di conoscere, tramite Aldo Dolcetti che avevo allenato a Pisa, un giovane e geniale informatico di Cesena, Leonardo Grilli, con cui realizzai DigitalSoccer, il primo DB tecnico/tattico sul campionato di Serie A. L’anno ufficiale di lancio fu il 1994/95. Le felici collaborazione con la Juventus di Lippi, la Lazio di Zeman e l’Inter di Hodgson mi convinsero di essere sulla strada giusta. Continuavo a fare il preparatore atletico, ma parallelamente stavo costruendomi un mondo nuovo che di lì a pochi anni avrebbe cambiato la mia vita.

Furono gli allenatori stessi a darmi input nuovi per migliorare i contenuti. Il sistema di inserimento dati  FARM fu negli anni sostituito da uno più sofisticato e più integrato col database. La parte video fu sempre più integrata con quella dati con l’avvento dell’era digitale. I servizi si evolvero rapidamente allargandosi velocemente anche verso il mondo dei media.

E fu proprio un grande media, la tv, a darci una spinta decisiva per aprire un nuovo ambito di ricerca. Era il 2000, l’anno degli Europei in Belgio e Olanda. L’idea era di calcolare sulla base di tutte le nostre statistiche un indice di valutazione della prestazione del giocatore. Mi venne incontro il Prof: Furio Camillo, docente del Dipartimento di Scienza Statistiche all’Università di Bologna. Con lui sviluppammo un Indice (IVG) basato sul valore atteso del giocatore in funzione delle sue medie di rendimento storiche e in funzione della sua adattabilità al sistema di gioco dove era inserito. Quindi non una valutazione estetica o umorale della prestazione ma un indice che tenesse conto della correlazione tra il rendimento individuale e la probabilità di vittoria della squadra.

Mi ricordo ancora lo scalpore che destò Marco Mazzocchi quando annunciò Filippo Inzaghi migliore in campo, autore del gol vittoria su un rigore contestato nella partita d’esordio dell’Italia. Inzaghi prese 29/30 contro la Turchia. Bista la posizione media tenuta  da Inzaghi durante la partita Inzaghi e i tanti recuperi fatti a metà campo, fu confrontato con le seconde punte. Aspetto tecnico che sfuggì ai commentatori.
Quel sistema fu ripreso dall’Università Louiss di Roma e dal Sole 24 ore per associare il rendimento dei giocatori alle loro valutazioni economiche.

Nel 2010, a dieci anni di distanza, mi sono ritrovato con Deltatre, azienda leader mondiale nel result system e nella tv graphic, a riprendere in mano quella sperimentazione, per sviluppare il Magma Index, un indice che tiene conto di parametri e algoritmi diversi ma ha alla fine la stessa finalità, contrapporre al voto giornalistico una valutazione più obiettiva e ponderata.

La consulenza, attualmente in corso, con Deltatre, mi sta consentendo di lavorare su molti progetti nuovi ma quello sicuramente più stimolante è quello denominato SAS che dovrebbe consentirci di capire durante lo svolgimento della partita la reale pericolosità delle squadre e quindi allertare gli allenatori per migliorare i loro processi decisionali.