[pullquote]Correvo a caso e in disordine sulle tracce di un punto remoto che non avevo ancora scoperto.

di NATALIA GINZBURG

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Le frasi di vissuto quotidiano di Natalia Ginzburg sono spesso inesorabili, inevitabili, senza scampo. E hanno un “senso” universale. Per cui è impossibile evitarle. Te le senti addosso nella sua verità concreta. Tutto scorre e corre ma non sappiamo dove e, forse, non vorremo scoprirlo mai. E’ una corsa che ci porta ogni giorno altrove alternando illusioni e nostalgia.

Nella nostra corsa contro e dentro il tempo trasciniamo persone e idee costruendo fatti e cose, dando un senso al nostro nome e cognome. Tutto questo ci gratifica e ci sospinge e ci mette paura. La GInzburg parlando della madre dice “non ha più in testa che tre o quattro pensieri, pietrosi e caparbi, e li coltiva…“.

Non è un romanzo, non è un diario. E’ un reiterarsi di riflessioni senza un percorso narrante ma con un evidente filo logico. Siamo nella grigia Torino degli anni 70 dove la protagonista ammette “ho la sensazione che il mondo a un tratto si sia coperto di funghi e a me non interessano” eppure “il rifiutarsi al presente, l’isolarsi nel rimpianto d’un passato defunto, vuol dire rifiutarsi di pensare“… meglio continuare a cercare il nostro punto remoto.

 

Voto 3/5