Non credo nel miracolo italiano. E non mi riferisco alla manovra Monti (su cui ci sarà da aspettare riscontri ulteriori prima di esprimersi) ma alle capacità di manovrare delle squadre italiane. Abbiamo fatto, infatti, unici in Europa nonostante la crisi (o forse proprio per questo), l’en plain, qualificando agli ottavi di finale tutte le nostre rappresentanti.

Non credo che questo sia un miracolo e tanto meno una resurrezione. Tutti ci siamo esaltati ieri al gol di Inler che ha permesso al Napoli di agguantare il secondo ticket utile del suo girone per l’accesso agli ottavi di Champions. L’Inter e il Milan nel frattempo collezionavano brutte figure come già successo quest’anno altre volte nei turni precedenti. Le milanesi sono passate solo per palese mancanza di competitività delle avversarie pescate nei gironi e non per meriti propri, ancora tutti da dimostrare. La sbornia Napoli non deve illuderci. Anche la banda di Mazzarri ha, in quasi tutte le partite (anche quelle vinte), subito la migliore organizzazione di gioco di Villareal, City e, soprattutto, Bayern, sopperendo con orgoglio, carattere, qualità individuali, contropiede e un pò di buona sorte.

Ma il gioco non c’è! Ancora una volta ci attacchiamo a sporadici risultati per salvare la faccia e darci una dignità. Ma il nostro calcio rimane vecchio negli interpreti e nelle idee, nella gestione economica e nelle infrastrutture. Allora godiamoci il momento ma senza sognare troppo, le vacche magre torneranno.