[pullquote] Gino si iscrisse poi in ingegneria; e quando tornava a casa dopo un esame, e diceva che aveva preso un trenta, mio padre chiedeva: – Com’è che hai preso trenta? Com’è che non hai preso trenta e lode?

E se aveva preso trenta e lode, mio padre diceva: -Uh, ma era un esame facile.

di NATALIA GINZBURG

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Di nuovo mi ritrovo tra le mani le parole di Natalia Ginzburg, di nuovo una lettura folgorante. Un classico attualissimo per come rappresenta i contrasti e i legami tra le persone attraverso i dettagli del quotidiano. La scrittrice cresciuta a Torino racconta la sua vita dall’infanzia all’età adulta attraverso la storia delle persone che ha conosciuto, quelle che orbitavano intorno al suo nucleo familiare, a partire dal burbero padre, ovvero Leone Ginzburg.

Lo squarcio temporale è quello della prima metà del Novecento, ma fascismo, guerra e ricostruzione rimangono nello sfondo. In primo piano ci sono i personaggi (spesso illustrissimi come Adriano Olivetti, Luigi Einaudi o Vittorio Foa) visti, però, dal lato più intimo, quello delle espressioni verbali, delle attitudini, delle piccole consuetidini: del lessico famigliare.

 

Voto 5/5