C’è un film con Brad Pitt “L’Arte di Vincere” che racconta la storia vera di un nuovo modo di costruire una squadra di baseball basata sulle statistiche e non solo sull’occhio umano.
Quello studente un pò secchione che aiutò il manager dei Red Sox a rivoluzionare il sistema manageriale nello sport si chiama Nate Silver e il suo bastseller “il segnale e il rumore” è tradotto in tutte le lingue del mondo.
Nonostante ciò difficilmente i bigdata e gli algoritmi predittivi, nonostante abbiamo invaso in pochi anni la nostra vita quotidiana, fanno fatica ad entrare nel calcio.
Eppure è palese che, ad esempio, la complementarietà – tecnica, anagrafica, umorale – dei giocatori sia determinante per arrivare al risultato. Non basta spendere soldi per comprare i giocatori migliori. Serve avere tante competenze per giocare a calcio e questo spettro può essere tanto più ampio quando più risultano diversificati i prospetti utilizzati nella stessa squadra.
Partendo da questi presupposti ho cercato di fare un’analisi della complementarietà di Balotelli e Totti. Il primo con dati molto alti negli spunti personali (tiri e dribbling) il secondo con medie straordinarie quando si tratta di mettere la tecnica al servizio della squadra (assist e passaggi in area di rigore).

Egosimo vs altruismo. Servono entrambe queste componenti no? Allora perchè non provarli insieme?

Avendo lavorato con Totti nella WC 2006 a 90° minuto ho voluto raccontare anche una mia esperienza personale.