Auronzo di Cadore è in festa per il ritiro della Lazio. Un villaggio con i gonfiabili delle aziende sponsor accoglie i tifosi che seguono la squadra. Il direttore marketing Valerio D’Attilia mi accoglie al campo conducendomi nella sala multimediale allestita di fianco alla tribuna per le attività di Lazio Channel e per la workstation di Jessi Fioranelli, il match analyst di fiducia di mister Petkovic, conosciuto al Sion ed esportato a Roma.

Jessi studia gli avversari nel dettagli grazie ai report di INSTAT una ditta russa entrata da qualche anno nel mercato italiano e filtra all’allenatore le informazioni sensibili. Con un altro software specifico di un’azienda australiana Sports code, fa dei montaggi video a tema. Attività di routine che vengono svolte anche durante gli allenamenti.

 

Adriano Bacconi scherza con Jessi Fiornanelli e il preparatore atletico

Adriano Bacconi scherza con Jessi Fiornanelli e il preparatore atletico

Con Jessi vedo l’allenamento di rifinitura. Petkovic schiera subito la squadra in campo col 4-1-4-1 facendo muovere i reparti in funzione dello spostamento della palla, il vero riferimento su cui coordinare coperture e uscite in pressione. Successivamente il gruppo si sposta su un campo adiacente per svolgere un lavoro a secco di rapidità prima e un gioco su due quadrati simile a quello già visto a Dimaro con il Napoli di Benitez. La differenze è in numero di giocatori (più numeroso) e il pressing (portata da 3 giocatori) più sostenuto e improvviso.

Dopo pranzo mi incontro coi mister Petkovic e Manicone con cui scambiamo riflessioni sulla scuola calcistica italiana (in confronto soprattutto col modello formativo svizzero) che secondo Vladimir dovrebbe costruire una sua identità intorno al modulo più utilizzato il 3-5-2 da divulgare nei settori giovanili.

Il tecnico bosniaco trasmette carisma agli interlocutori, ci respira la stima che tutti hanno verso di lui. Una fiducia conquistata sul campo. Sulle idee traspare la sua intenzione di non affidarsi ad un solo modulo e ad un solo atteggiamento di gioco. Vuole che la squadra sappia cambiare pelle nel corso della partita stessa, sappia essere aggressiva e attendista, sappia sviluppare trame in ampiezza e in profondità, sappia fare insomma delle scelte strategiche, sia a livello collettivo che individuale, mirate in funzione del contesto situazionale.

Nel pomeriggio vedo la partita con lo Spezia, un test significativo. La squadra manca di ritmo e solo a tratti riesce a dominare il gioco. Come nella passata stagione spesso la palla passa dai piedi di Ledesma ma i sincronismi sono troppo rallentati e le verticalizzazione non raggiungono mai i tagli di Klose coi tempi giusti. A sprazzi però si vedono certi meccanismi. Come in occasione del gol con Radu che scappa in fascia e pesca sul lungo Klose che serve Ederson, bravo a buttarsi nel buco centrale e a concludere da distanza ravvicinata. Il brasiliano potrebbe essere la rivelazione del prossimo anno. Nella ripresa vari cambi condizionano ancor più il ritmo ma mi piace l’argentino Biglia che dimostra buona visione di gioco e personalità. Una valida alternativa a Ledesma.