Dopo due notti di flashback e rivisitazioni ancora non ho la lucidità per capire come è stata la I edizione delle Olimpiadi dei Bimbi che si è svolta sabato a Pontedera.

E’ stata una giornata travolgente, dai preparativi fino ai saluti finali. Ci sono stati dei momenti intensi che mi hanno emozionato nel profondo e che porterò con me per sempre come un tesoro prezioso.

Potrei partire ringraziando le autorità e le persone importanti che hanno voluto condividere con me e col mio gruppo questa esperienza. Potrei fare il nome di Roberto Baggio o quello di Mauro Berruto, dei Presidenti di Pisa e Pontedera, di Paolo Fontanelli, dell’assessore allo sport di Pontedera Matteo Franconi, del Presidente della provincia Andrea Pieroni, del Prefetto Francesco Tagliente,  dell’esimio Prof. Mosca, dell’assocazione Artide e Antartide che ha donato alla PSS un defibrillatore, o dei tanti espositori che hanno arricchito l’offerta alle famiglie. Per non parlare delle aziende sponsor come la Erreà e la Limonta. Oppure potrei citare i media locali, sempre sensibili e disponibili verso le attività della Pisa Soccer School. A loro non può non arrivare dritto e forte il mio grazie per aver dato lustro e peso a queste Olimpiadi dei Bimbi.

Ma consentitimi di rivolgere l’abbraccio più caldo ai miei generosissimi collaboratori e alle tante società sportive dilettantistiche che facilitando la partecipazione entusiastica di tanti bambini che hanno invaso gli spazi sportivi dello stadio di Pontedera hanno dato un senso alle nostre proposte.

Quando parlo di collaboratori non mi riferisco ormai solo a quella ristretta cerchia di persone con cui è partita la PSS o al corpo docente della scuola, mi riferisco anche ai 40 corsisti che sono diventanti il motore del nostro progetto e ai tanti dirigenti e tecnici delle ASD della provincia di Pisa che giorno dopo giorno ci stanno vicini, aiutandoci a mettere le radici nel territorio.

E’ stata la giornata dei valori sani dello sport. Abbiamo dimostrato che per crescere, provare esperienze motorie, cognitive e relazionali non serve necessariamente vincere, basta partecipare, basta condividere, basta volerlo. I 600 bambini che hanno invaso il “Mannucci” hanno giocato a calcio dividendosi coi nostri istruttori spicchi di campo, facendo esercizi quasi sempre senza le porte, senza il gol, senza un migliore e un peggiore. Giocando tutti e giocando a tutto. A calcio, ma anche al “temporale” o allo “smamma” e buttandosi con entusiasmo nelle aree speciali per provare la scherma, l’hockey, i lanci, il triathlon, correndo con l’Ironman. Molti di questi bambini non avrebbero fatto queste esperienze neanche in 10 anni di vita! Lo sport è per tutti non sono per i più dotati. Aiutiamo tutti i bambini a vincere i tabù, facciamoli stare in acqua o su una bici, facciamoli arrampicare su una corda o saltare degli ostacoli. Le scuole calcio della PSS devono fare questo, trovare le intese e la contaminazione tra discipline diverse, tra competenze apparentemente lontane ma in realtà molto molto complementari.

I docenti ed i corsisti della PSS alla fine della manifestazione

Le famiglie ce ne saranno grate. Arriverà anche il tempo della scelta, della selezione, della specializzazione. Ma non a 6, 8 o 10 anni! A 13, 14 o 15 anni, dopo un lungo cammino ludico e formativo, il bambino diventerà un ragazzo consapevole e avrà l’autonomia e la ricchezza interiore per scegliere cosa fare da grande.

Adriano Bacconi