Ieri sera si è accessa una bella polemica nello studio della Domenica Sportiva dopo la mia analisi del secondo gol realizzato da Genoa alla Juventus.

Ieri sera si è accessa una bella polemica nello studio della Domenica Sportiva dopo la mia analisi del secondo gol realizzato da Genoa alla Juventus.

Il tema è affascinante e di attualità: l’evoluzione del ruolo del portiere. E’, a mio avviso, evidente che l’efficacia del portiere non è più legata alla semplice abilità tecnica ma sempre più alla sua capacità di muoversi “di reparto” cioè di adattare la propria posizione, e la sua attenzione, in funzione degli spostamenti della palla e della linea difensiva.

Al momento che Jorquera sta per eseguire il lancio la difesa è posizionata circa ai 20 metri. Quello spazio è proprietà del portiere che deve quindi prendere una posizione più avanzata per poterlo aggredire in funzione dei tempi dettati dal gioco.

Invece Storari non pensa all’occupazione del suo spazio “vitale” ma si preoccupa solo di garantire la copertura della porta. In questo modo rinuncia apriori alla possibilità di uscire sul lungo, alto e lento lancio di Jorquera a scalvacare la linea difensiva.

E’ evidente che la presa di posizione sia di Chiellini. sia di Bonucci facilitano il compito di Kucka e Caracciolo ma è altrettanto semplice intuire che sarebbe stato più facile per il portiere andare incontro alla palla in uscita alta che per i difensori rincorrerla andando all’indietro verso la propria porta con gli attaccanti che arrivano alle loro  spalle.

Questo errore non è considerato tale da chi vede il calcio con uno sguardo antico, avendolo praticato un pò di anni fa quando le difese presidiavano l’area di rigore e il portiere doveva solo (o quasi) parare.

Oggi il portiere deve prima allenare la sua percezione degli spazi e dei tempi e poi sviluppare una tecnica efficace. Questo implica un cambio metodologico nell’allenamento specifico, che non deve essere più inteso come un lavoro “a parte” ma come unicuum con quello del reparto difensivo di cui è elemento chiave e non appendice disgiunta.

E’ un’approccio, questo, abbastanza innovativo alla preparazione del portiere, che aveva perseguito, ad esempio, qualche anno fa alla Fiorentina Alfredo Magni  (allora preparatore dei portieri di Prandelli) con Sebastian Frey (non a caso in quella stagione il portiere meno battuto della Serie A!).

Ma come fare a spiegare tutto questo a Collovati e Gene Gnocchi in un minuto?

 PS Juventus-Fiorentina 48′ secondo tempo:

lancio lungo nel vuoto (cioè nella zona di Storari) della squadra ospite, alla disperata e poco convinta ricerca del pareggio. I difensori bianconeri si girano e aspettano il portiere. Il portiere impassibile presidia la porta. Chiellini lo invoca, lui si sveglia dal torpore e decide di uscire. Decisione naturalmente tardiva. La palla nel frattempo rotola indolente fuori dall’area di rigore. Si risvegliano anche gli attaccanti viola vista la lunaticità di Storari. Ora tutti rincorrono tutti difensori, attaccanti, portiere che è costretto ad avventurarsi in dribbling, eseguire un rinvio sporco, regalando la palla agli avversari che la ributtano in area creando un incredibile occasione da gol a 3 secondi dal termine con Gilardino…. errare (per l’area di rigore) è umano, perseverare è diabolico!