Chiamarsi Adriano non è facile, soprattutto se decidi di guardare il cielo attraverso il grande occhio della cupola del Pantheon. Fu, infatti, proprio l’imperatore Adriano a volere questa simbolica apertura verso nuovi mondi, nuovi pensieri, nuove civiltà. Quell’unica fonte di luce che pervade tutto il tempio rimbalza sulle severe pareti di calcestruzzo ed è facile perdersi tra la sorgente ispiratrice e il disco riflesso, come dire è facile voltarsi dalla parte sbagliata e pensare che sia la realtà invece è solo un inganno. Per questo dobbiamo procedere con la testa sempre alta (come un buon calciatore!).

Ma gli effetti sensoriali e simbolici non ti colpiscono solo grazie all’invadenza del sole.  Sembra, ad esempio, che quando piove non si vedano le gocce cadere grazie ad una combinazione di forze che si sprigionano all’interno della cupola in grado di polverizzarle e non renderle visibili all’occhio umano. Quante cosa ci passano davanti e non ce ne accorgiamo?

Ma ancora altre sensazioni mi penetrano dentro ogni volta che entro in questo spazio. Quel grande foro dal diametro di 9 metri mi ricorda la fontanella dei neonati, anch’essa collocata sulla sommità del capo. Io ho quattro figli e grande era la tenerezza che provavo ogni volta che gli passavo la mano sulla testa e sentivo quel vuoto sotto i primi radi capelli. Uno spazio aperto che rende la calotta elastica in grado di adattarsi alla crescita del cervello. Un’altra lezione che ci ha voluto lasciare l’imperatore Adriano: teniamo sempre uno spazio aperto nel vostro cervello, c’è sempre la possibilità di crescere!

Ma come ha fatto duemila anni fa il genio umano a toccare il cielo con un dito? La creatività unita alla tecnologia questa è la mia risposta e questo connubio ispira il mio percorso giorno dopo giorno.