[pullquote]Siamo pezzi di pongo, la nostra forma, la nostra dimensione cambiano continuamente. Non è meraviglioso? – Robert Foyer, Cambridge University
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Si chiamano Bigberry e Pass-Football. Sono due le attività impreditoriali che sto seguendo in questo momento.

La prima è un’azienda con sede a Roma, radicata sul territorio nazionale e specializzata nella produzione audiovisiva nel mondo delle sport.

La seconda è un start up con sede a Dublino, con un know-now internazionale nel settore del calciomercato.

Due realtà molto diverse tra loro ma figlie entrambe della mia prima grande storia imprenditoriale: quella della DigitalSoccer Project, la prima azienda italiana, nata e cresciuta a Brescia dove facevo il preparatore atletico, specializzata nell’analisi tecnica delle partite di calcio.

Una storia nata nel 1994 ma che subii una svolta repentina nel 1999. Fu allora, infatti, che decisi di interrompere la mia carriera di preparatore e di dedicarmi totalmente alla valorizzazione della DSP. Decisiva fu la decisione di cedere un pacchetto con il 40% del capitale sociale a due amici bresciani che contribuirono non poco alla crescita dell’azienda.

Stefano Bena, all’epoca team manager del Brescia e direttore di una prestigiosa società di leasing, si occupò della struttura aziendale e di tutti gli aspetti finanziari e giuridici; Tullio Tinti, noto procuratore di calciatori, si fece carico di introdurmi presso le società di calcio italiane che ancora non conoscevo. Il capitale messo dai nuovi soci fu completamente investito nella formazione del personale, nello sviluppo informatico e nelle infrastrutture. Il fatturato in un anno aumentò del 100% grazie alla crescita dei clienti e alla diversificazione dei servizi: iniziammo infatti a lavorare molto bene anche coi media (stampa, tv tematiche, siti internet). Questo, oltre ad aumentare il mark up permettendoci di spalmare su più servizi i costi di produzione, dava anche una visibilità e un prestigio al brand.

Una società che in un anno aveva raddoppiato il turn-over e l’utile operativo, che si occupava di calcio, tecnologia e comunicazione entrò subito nel mirino di grandi gruppi imprenditoriali come Panini e Kataweb-Espresso. Eravamo nel momento del boom della new-economy e del lancio delle piattaforme pay nel calcio. Era insomma il momento giusto per vendere. Non volevo però fare una semplice operazione commerciale cercavo anche un partner che fosse strategico per sviluppare ulteriormente il business, soprattutto all’estero.

La decisione cadde alla fine sul gruppo Panini che rilevò il 70% del capitale sociale. Eravamo ad aprile del 2000. Fu allestita una nuova sede molto grande per poter monitorare non solo i campionati italiani ma anche le maggiori competizioni internazionali.

Il mio primo mandato triennale come amministratore delegato fu molto stressante ma altrettanto gratificante. Nel 2001 feci il giro del mondo per proporre il nostro sistema alle filiali estere della Panini. Trasferte interessantissime in vari paesi Europei, ma anche in Israele e, soprattutto, in Sudamerica. Conquistammo alcuni spazi di mercato interessanti, soprattutto in Francia dove iniziammo a lavorare con Olimpique Lyon, Olimpique Marseille, PSG e la federazione francese.

Capivo però che sarebbero stati necessari cambiamenti nella rete commerciale e investimenti nello sviluppo tecnologico per essere competitivi a livello internazionale. Furono questi i motivi che frustrarono, alla lunga, la crescita dell’azienda e che mi indussero a non rinnovare l’incarico alla fine del mio secondo mandato nel 2006.

Provo ancora un certo orgoglio ripensando a quella sfida, dall’idea imprenditoriale iniziale, alla costruzione del gruppo di lavoro, fino alla creazione di tanti prodotti che ancora oggi hanno un grande appeal. E con pari affetto penso al rapporto personale che mi ha legato all’AD di Panini Aldo Hugo Sallustro e ai suoi più stretti collaboratori. Da loro ho imparato come si fa un budget previsionale, una presentazione aziendale, un conto economico. Ho imparato a lavorare con la giacca e la cravatta.

Il Mondiale 2006 fece da spartiacque tra quel ciclo e quello che si sarebbe sviluppato a Roma nel quadriennio successivo.

Tornato dalla Germania iniziai a gettare le fondamenta della mia nuova sfida. Sfruttare le conoscenze e i contatti costruiti nel mondo sportivo e in quelle della comunicazione per inserirmi in un settore commerciale per me completamente nuovo, quello della produzione audio-visiva. La famiglia composta allora da mia moglie Silvia e tre figli (a Roma sarebbe arrivato il quarto), mi seguii serenamente dimostrando con quell’atteggiamento molto di più di quello che si sarebbe potuto esperimere a parole.

Riuscii a posizionare la Bigberry molto bene nel mondo dei format sportivi realizzando nuovi concept per i canali tematici Inter, Roma e Juventus channel e producendo dei documentari seriali per Rai Sport. Ma il core-business dell’azienda diventò presto la capacità di strutturarsi per seguire tutta la catena produttiva delle grandi collane Home Video della Gazzetta dello Sport. Bigberry ha così realizzato in pochi anni centinaia di documentari di grande successo, prima in Italia poi anche in Francia, in Spagna, in Grecia. Tra quelle che ho curato personalmente e che mi hanno più divertito sicuramente i Miti del Calcio, i Palloni d’oro e Campionato, io ti amo. Il successo della Bigberry è comunque, soprattutto, il frutto delle persone che ogni giorno con entusiasmo e capacità lavorano insieme con intatto spirito di squadra.

Recente invece la nascita di Pass-Football. Una newco lanciata a Dubai l’anno scorso nella vetrina mondiale di Globesoccer. L’obiettivo è di costruire un network internazionale che agevoli il lavoro di scouting dei club, mettendogli a disposizione una piattaforma dati e video con oltre 15mila profili. Calciatori di tutti i continenti classificati secondo caratteristiche tecniche, tattiche, atletiche, psicologiche ma anche per parametri anagrafici ed economici. I club possono quindi avere rapidamente una panoramica completa di quali sono i giocatori nel mondo che meglio corrispondono ai loro desiderata.

Un vero e proprio osservatorio internazionale del calcio la cui realizzazione è stata possibile grazie alle competenze tecnologiche e alla passione per il football del mio socio coreano Suri Chung.

Attività quelle di Bigberry e Pass-Football sempre strettamente legate al mondo del calcio, un calcio visto e vissuto a 360°.