Enrico Currò La analizza lo stato dell’arte sull’uso delle tecnologie nel calcio in Italia e all’estero.
Parlando di Adriano Bacconi, antesignato della videoanalisi in Italia, racconta il suo ritorno “in campo” nell’Inter di Roberto Mancini dopo la sua parentesi trionfale con la Nazionale di Lippi nella WC2006 e dei suoi allievi in giro per la seria A facendo esplicito riferimento a Simone Beccaccioli, da qualche anno nell’organigramma della Roma.
Nella stesse pagine de “La Repubblica” una bella intervista al capo dell’area analisi dell’Inter Michele Salzarulo che racconta la sua storia personale e la nuova struttura di analisi pensata in estate con Adriano Bacconi e che prevede oggi anche il coinvolgimento di Igor Quaia e Luciano Vulcano, due operatori junior che hanno superato un’attenta selezione.

Di seguito l’articolo integrale.
Il calcio finito in mano ai videoanalisti
la Repubblica, lunedì 7 dicembre 2015

Stavolta il primo della classe è un milanese di 27 anni, laureato in economia, ma provvisto anche del patentino di allenatore di calcio e creatore di un avviato sito internet di tattica calcistica. Simone Contran capeggia la graduatoria dei 29 nuovi videoanalisti, promossi a Coverciano alla fine della quarta edizione del corso che li ha accreditati come iscritti a un albo sempre più nutrito. I tre vincitori delle edizioni precedenti hanno trovato spazio: Alarico Rossi, studente universitario ventinovenne, è diventato analista del Livorno dopo il corso. Il marchigiano Simone Arceci, 28 anni, allenatore giovanile dilettante, lavora come analista al Fano, dopo 4 stagioni al Rimini. E l’ex calciatore veneto Marco Scarpa è tra gli osservatori della Nazionale A.
Nel calcio italiano in crisi i videoanalisti trovano lavoro. Quelli certificati dal corso di Coverciano – organizzato da Sics, l’azienda di Bassano del Grappa specializzata nell’informatica applicata al calcio – alimentano un albo che ne conta già 125. Per ottenere il diploma, sono arrivati candidati perfino dall’Iran, dalla Finlandia, dal Brasile e da Cipro, che ha smosso l’analista della Nazionale Micheal Andreas. Nell’ultima nidiata non mancano i nomi famosi: da Gianmarco Pioli, figlio dell’allenatore della Lazio, agli ex calciatori di serie A Caniato e Storgato. Tra i predecessori spiccano Riccardo Scirea, figlio del compianto fuoriclasse della Nazionale e della Juventus, altri tre ex della A che facevano già parte dello staff tecnico di un club, come Mandelli, Riccio e Beruatto, l’ex calciatrice e commentatrice Rai Katia Serra, lo storico vice di Galeone e Guidolin, Maurizio Trombetta. Tra i docenti, oltre a due tecnici della Figc (il vicecoordinatore delle Nazionali giovanili Viscidi e il match analyst della Nazionale A Gagliardi), il professore d’eccezione è stato Luciano Spalletti. La sua lezione è la conferma dello sdoganamento di una figura – il videoanalista, appunto – ormai sempre più importante nel calcio moderno, tanto che in parecchie squadre di serie A e B fa parte a pieno titolo dello staff tecnico.
L’analisi al video della partita, lo studio degli avversari e l’elaborazione delle statistiche e dei dati sono nati nello sport professionistico statunitense, prima di approdare al calcio anglosassone, terreno privilegiato per la match analysis: in Premier League ci sono club che stanziano 500 mila euro l’anno per questo settore. L’Italia ha tardato un po’ a recepire il fenomeno, ma poi lo ha assimilato con convinzione, anche se con budget più ridotti. La cultura tattica – decisamente superiore rispetto agli altri paesi – ha fatto il resto, inducendo anche i mister teoricamente più “antichi” per ragioni anagrafiche a introdurre tra i collaboratori stretti almeno un videoanalista, se non addirittura un pool. Così accade, ad esempio, alla Juventus, dove il settore è curato proprio da Riccardo Scirea e da Domenico Vernamonte, altro diplomato della prima edizione del corso di Coverciano. L’Inter di Mancini ha addirittura portato sul campo, negli allenamenti quotidiani, il pioniere della videoanalisi italiana: Adriano Bacconi ne fu l’antesignano con la sua Digital Soccer e fece parte integrante della spedizione azzurra di Lippi al Mondiale 2006. Alla Pinetina lavora un team, col capo analista Michele Salzarulo e due collaboratori, Igor Quaia e Luciano Vulcano. A Milanello è noto il ruolo strategico attribuito da Mihajlovic a Emilio Di Leo, che partendo da Cava dei Tirreni conquistò la fiducia di Mancini al Manchester City e che al Mi- lan ha portato con sé i concittadini Renato Baldi e Davide Lamberti. Di Sarri, che ha trasferito a Napoli le metodologie perfezionate a Empoli, si conosce la maniacale attenzione per lo studio tattico. E a Trigoria Garcia ha riconosciuto l’importanza del lavoro di un altro protagonista della gloriosa avventura azzurra del 2006: Simone Beccaccioli, giovane collaboratore di Bacconi in Germania, che da Ranieri in poi è entrato nello staff tecnico della Roma. A teorizzare l’importanza del video, d’altronde, è stato Conte stesso. L’attuale ct nel 2006 la mise nero su bianco nella sua tesi di laurea al master di allenatore a Coverciano sull’uso didattico del video. «Reputo molto didattico fare rivedere la gara appena giocata, gli errori commessi e tutto ciò che è migliorabile attraverso gli allenamenti. Il video rappresenta una certezza. Alcuni calciatori fanno fatica ad accettare la critica: davanti all’immagine dell’errore non possono trovare scuse». Nove anni dopo, nel calcio italiano c’è davvero un nuovo mestiere.
Enrico Currò