Troviamo e volentieri ridondiamo una riflessione di Raffaele Di Pasquale sul “pensiero complesso”.

Che senso ha indagare e affrontare il tema del pensiero complesso (complesso da “cum-plexus”, ovvero intrecciato insieme) scomponendolo in cinque capitoli autonomi che non dialogano tra loro? Basterebbe questa domanda a rendere evidente ciò che penso di questa pubblicazione. Mi spiace criticare così duramente gli autori, però, non penso che questo testo aggiunga nulla di nuovo alla conoscenza sul tema e, anzi, rischi di banalizzarlo e confondere chi si avvicina al pensiero complesso per la prima volta.

L’introduzione del libro è accattivante e fa ben sperare: “In un mondo che cambia, in un mondo che diventa sempre più complesso, costituito da elementi che interagiscono fra di loro e formano magmi organizzativi sempre diversi, in cui il rischio di entropia si presenta in tante forme, è utile imparare a pensare in modo complesso. In un mondo che cambia, in cui il caos dei sistemi è sempre in agguato, c’è inoltre il rischio di assumere posizioni intoccabili, di assumere giudizi e presupposti rigidi di interpretazione della realtà che sicuramente diminuiscono l’entropia ma conducono l’individuo all’intolleranza. Anche in questa seconda ottica è utile imparare a pensare in modo complesso.”

Purtroppo lo sviluppo del libro disattende questa suggestiva premessa. Fabio e Martinazzoli analizzano il pensiero complesso scomponendolo in cinque “forme”: il ragionamento, il pensiero creativo, il pensiero critico, il problem solving e il decision making. Dedicano ad ognuna di queste forme un capitolo in cui sintetizzano i principali approcci e contributi in materia. Si sprecano le citazioni e i rimandi ad altre opere: come ha detto Tizio, come ha scritto Caio, come ha ben sottolineato Sempronio… Se si dovesse giudicare questo libro sulla base dell’euristica il giudizio sarebbe ben diverso e molto più positivo. Gli autori prendono in considerazione le teorie di moltissimi studiosi che hanno scritto pagine importanti sulle diverse forme di pensiero prese in considerazione all’interno di questo volume. Citano Kahneman e Tversky, Metcalfe, Simon, Boden, Lonergan, DeBono, Sternberg, Gardner, Legrenzi, Gelb e moltissimi altri. Per ogni pensiero o affermazione sembra esserci un autore terzo, tanto che ci si chiede quale sia il pensiero e il contributo originale degli autori del libro al pensiero complesso. Si esce da questa lettura annebbiati dalle citazioni e i rimandi che rendono difficile seguire lo sviluppo delle argomentazioni degli autori e con una conoscenza del pensiero complesso, di cos’è, come si sviluppa e come si attua, non molto più ricca rispetto alla prima pagina.

Edgar Morin ha dedicato al pensiero complesso molte riflessioni e ha scritto diversi volumi (La Natura della Natura, la conoscenza della conoscenza, Le Idee – habitat, vita, organizzazione, usi e costumi, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, La testa ben fatta, Educare l’era planetaria, ecc.). Di Morin gli autori citano in bibliografia solo “Introduzione al pensiero complesso”. Forse, in un testo di taglio accademico come questo, così ricco di citazioni e rimandi, avrebbe dovuto esserci più spazio per le riflessioni di chi per primo ha spiegato al mondo cos’è e cosa non è il pensiero complesso.

Il pensiero complesso