In questi giorni Sky, oltre a tante partite sta riproponendo anche Will Hunting – Genio ribelle, la storia di un ragazzo superdotato che non riesce ad incanalare le sue energie in modo convenzionale. Ne nasce una disputa tra due tipologie di tutor. Il primo che lo vorrebbe conformare alla società per sfruttarne le doti innate, il secondo che vorrebbe che vincesse le sue paure e fosse guidato solo dal suo istinto.

Difficile per un uomo di campo come non trovare correlazioni con lo sport e col calcio. Quante volte ho avuto tra le mani ragazzini dotati di qualitò fuori dalla norma ma spesso poco efficaci in un contesto stereotipato. Cosa fare per tirare fuori il loro potenziale senza nè disperderlo (in personalismi inutili) nè ingabbiarlo (in rigidi schemi)?

Questo è il caso estremo che ci mostra quanto è ampio, complesso e ancora irrisolto il tema della formazione e come è facile poter come insegnante-educatore-allenatore fare danni.

Naturalmente non ho delle soluzioni preconfezionate ma solo delle piccole percezioni. Penso che il genio vada fatto esprimere per permettergli di sperimentare strade nuove che noi potremo anche non immaginare. L’esperienza quella sì invece dovrà essere analizzata e razionalizzata insieme per capire se tra queste strade  c’è quella giusta. Per raggiungere questi obiettivi ci vuole disponibilità, pazienza, capacità di ascolto e di osservazione, umiltà, accettazione dell’errore… tempo. Insomma occorre, a mio avviso, rinunciare al risultato a breve termini, puntando tutto sulla presa di coscienza a lungo termine delle potenzialità del ragazzo. Ma il finale nella vita reale non è sempre scontato come nei film americani.

PS Will alla lavagna sembra proprio che stia disegnando il 4-1-3-2 :-)