Parliamo di German Denis, detto El Tanque (il carrarmato) per la sua struttura fisica “quadrata”. Ne parliamo perchè ci permette di raccontare una favola a lieto fine.

Denis era arrivato in Italia nel 2002 a 21 anni, probabilmente troppo presto. 29 presenze, 3 gol, troppo poco. Fu rimandando al mittente senza biglietto di ritorno. Era la fine di un sogno, una vita spezzata come quella di tanti come lui arrivati nel “calcio ricco” a cercare fortuna.

Ma lui non era uno dei tanti. Tornò in Argentina e ricominciò a segnare. Gol fatti spesso di fisico, di forza di volontà, di determinazione. Il Napoli si accorge nuovamente di lui. Torna in Italia una seconda volta nel 2008. Ma trova Cavani e Lavezzi davanti a lui, gioca poco e non segna a sufficienza. Dopo due stagioni di alti e bassi viene scaricato all’Udinese, che non lo prende neanche in considerazione. Il tunnel continua. Meno male che a Bergamo c’è Pierpaolo Marino, il direttore sportivo che l’aveva voluto a Napoli. Quest’estate pensa che Denis possa essere il centravanti giusto per una squadra che ha bisogno accanto a Morales e Schelotto di un bomber di stazza per fare la sua figura in serie A.

La chimica scatta subito, El Tanque segna 7 gol in 10 partite, l’ultimo alla sua maniera contro il Siena. L’Atalanta cancella, grazie alle sue reti, la penalizzazione e vola nei quartieri alti della classifica.

Il 2 ottobre, poche settimane dopo aver compiuto 30 anni, a due anni dalla precedente convocazione, il selezionatore della Nazionale argentina Alejandro Sabella lo chiama per giocare le gare di qualificazioni ai Mondiali 2014. Il brutto anatroccolo diventa un cigno e vissero tutti felici e contenti.