Un mio amico appassionato di scouting mi scrive domenica scorsa: “leggendo questo meraviglioso articolo mi sei venuto in mente tu: da leggere a tutti i costi Hanif Kureishi, pagina 21 della Stampa di oggi“.
Alla fine ho recuperato il pezzo in originale dal titolo enigmatico “Il mistero profondo che nasce isolato e cresce in una rete“. Il soggetto della frase non è esplicitato ma si parla del talento. Il pezzo offre molto spunti per noi che vogliamo aiutare i bambini a crescere attraverso lo sport.
L’incipit è questo: “Sarebbe un errore riconoscere il talento e l’intelligenza solo in individui eccezionali. Nell’essere umano l’ingegnosità non è un bene raro: in ogni Paese le aule scolastiche sono piene di bambini capaci di diventare un giorno medici, popstar, chef, scienziati, artisti, sportivi, filosofi, architetti, disegner e così via. Quel che manca è spesso l’opportunità“.
Questa è data dal contesto, dalla rete sociale, dalla capacità di noi adulti di farli parlare, farli esprimere, farli sbagliare. Affrontare il fallimento è un modo per crescere e per indirizzare meglio l’idea che abbiamo dentro.
Lo scrittore inglese tocca molto aspetti e chiude in maniera chiara: “Una grande azienda (una comunità di uomini, stato, azienda o squadra di calcio che sia, ndr), può sopravvivere solo usando la creatività e riconoscendo che il proprio impegno nell’educazione, nella cultura e nel sociale è altrettanto importante del resto delle sue attività. Può, cioè, sopravvivere solo costruendo un futuro ai giovani“. Consigliato ai dirigenti (a tutti i livelli della piramide) del nostro calcio.