[pullquote]La profondità va cercata nella superficie – Hugo Von Hoffmannsthal, L’uomo difficile[/pullquote]

La prima volta che ho visto Ubaldo Pantani fare la parodia di Adriano Bacconi mi ha fatto una certa impressione.

Ne coglievo la comicità ma soprattutto alcune sfumature col mio modo di comportarmi davanti alla telecamera. Certo la cadenza toscana e la gestualità accentuata. Ma non penso che questi siano gli aspetti chiave del successo della mia parodia. L’imitazione funziona perchè coglie la novità nella forma di comunicazione. Un tizio occhialuto che parla di calcio in modo analitico, evidenziando dettagli che ai meno attenti possono sembrare astrusi e che fa uso massiccio di elementi grafici e numeri, era proprio il soggetto giusto per costruire delle gag sul calcio. Questo fa il personaggio Adriano Bacconi a “Quelli che il calcio” giocando continuamente sul linguaggio e sui doppi sensi con Simona Ventura. Il video diventa mezzo per disegnare vignette e saltare di palo (il primo piano di un giocatore o l’azione di un gol) in frasca (una discoteca o una spiaggia caraibica).. A mio avviso una scelta geniale!

Mi manca solo di vedermi sul giornale di Alfonso Signorini per poter dire di aver veramente raggiunto il successo!

Battute a parte penso che l’aspetto mediatico della mia carriera professionale abbia veramente fatto un salto di qualità in questa stagione. Eugenio De Paoli, direttore di Rai Sport,  e Maurizio Losa, curatore della Domenica Sportiva, hanno creduto per primi che potessi essere il veicolo giusto per portare anche nella tv generalista una lettura della partita scevra dalle polemiche strumentali tipiche della moviola di biscardiana memoria e meno superficiale. Cercando di dare all’utente degli elementi per comprenderne l’andamento, il pensiero dei giocatori, le scelte degli allenatori.

Adriano Bacconi negli studi Rai di Saxa Rubra

Per farlo c’era bisogno di matchare due aspetti: il contenuto (da qui il coinvolgimento dell’AIAC e degli allenatori) e la spettacolarizzazione (quindi il coinvolgimento degli strumenti tecnologici di Deltatre e i dati statistici di Opta).

Ne sono venuti fuori ascolti in crescita, un’approccio più ragionato nei dialoghi con gli allenatore, dei fatti più concreti da spiegare e da discutere. Ho partecipato in questo ruolo a 3 trasmissioni molto diverse tra loro.

La “Domenica Sportiva”, il classico talk show serale sulla giornata di Serie A dove ho alternato domande in diretta agli allenatori nel post-partita, percependo la loro attenzione e la loro disponbilità a parlare di calcio, e spunti di discussione per il salotto degli opinionisti.

“90° Champions” una trasmissione molto più veloce con piccoli interventi incastrati tra gli highlights, le interviste e le pagelle che mi ha permesso di aggiornare la mia cultura internazionale.

Nazionale con pre e post partita caldi a ridosso del match collegati direttamente con lo stadio. Dimostrando che il mio approfondimento non toglie niente al pathos che si respira intorno alla gara.

Insomma è stata un’esperienza forte a coronamento di quanto fatto in tv negli anni passati. Avevo iniziato a Galagol con Massimo Caputi, il povero Giacomo Bulgarelli e la disinvolta Alba Parietti a metà degli anni Novanta. Facevo il contapalloni in una trasmissione esilarante e trasgressiva insieme a Lillo e Greg (allora si chiamavano “Latte e i suoi derivati”) e a degli autori bravissimi come Fabio Bonifacci oggi sceneggiatore di successo.

Nacque lì un ramo d’azienda potremo dire. Un’attività mediatica fatta anche di tanti altri passaggi importanti a partire dalla carta stampata.

In ordine sparso mi viene da pensare agli articoli scritti in quel periodo per il Nuovo Calcio (compagno di viaggio ritrovato recentemente su vari progetti) e per il Corriere dello Sport. Pezzi pieni di numeri e grafici, forse troppi a rileggerli a distanza di anni.

Poi la collaborazione con “Rigore” una rivista sperimentale condotta da Teotino e Di Caro ma soprattutto la mitica rubrica “La palla quadrata” scritta a 4 mani per due anni con Giancarlo Padovan, allora firma nobile delle pagine sportive del Corriere della Sera.

Ore e ore spese a capire, ricercare, elaborare, tradurre in parole concetti nuovi su una partita di calcio nati dal mio vissuto accademico e professionale.

Tra stampa e tv tante altre esperienze legate ai nuovi media come il DSP Show, un disposivo multicasting che permetteva ai canali tematici che non avevano i diritti live delle partite di mandare a loup grafiche e dati su squadre e giocatori (disposizioni tattiche, copertura territoriale, recordmen, etc), Wireless Arena, una sperimentazione fatta al Meazza per attivare un servizio dati e video su apparecchi mobile connessi con la rete Lan dello stadio e le carte da gioco con gli indici dei rendimento dei calciatori per la SEGA.

Un mondo in continua evoluzione. Una storia che continua…