Le neuroscienze ci aiutano sempre più a capire quali devono essere le capacità da sviluppare nel calciatore. Quando si parla di intelligenza di gioco si intende una certa facilità dell’arrivare alla presa di decisione.

Maggiore è l’incertezza decisionale più alto sarà il livello di ansia. Ci sono precise aree del cervello preposte al making-decision come alcune zone della corteccia pre-frontale collegate all’amigdala e l’ipotalamo (De Martinò et al., 2013). E’ in questa area del cervello che partono gli impulsi alla coscienza sul grado di fiducia raggiunto nella scelta. Studi fatti sui macachi dimostrano che maggiore è la ricompensa per la scelta giusta tra più opzioni maggiore è l’attivazione di queste aree. Occorre quindi stimolare il cervello per farlo uscire dall’incertezza e obbligarlo a fare la scelta migliore anche se rischiosa. L’importante è la presa di consapevolezza del rischio.

Una ditta turca specializzata nel tracking (sistema di puntamento missilistico che riconosce le posizioni dei giocatori in campo) ha sviluppato con il Galatasary di Terim un algoritmo che determina, in funzione della densità dei difensori nella zona della palla, l’indice di rischio del passaggio.

Possiamo quindi oggi capire quali sono i giocatori più qualitativi. Quelli che nel minor tempo possibile calcolano il rischio e l’utilità delle varie opzioni di passaggio e scelgono la soluzione più conveniente. Come si fa ad accrescere al fiducia nel riuscire a fare la scelta giusta?

Ad esempio lavorando sull’attenzione visiva. Più precisa è la percezione di quello che accade intorno più precisa sarà la scelta conseguente. Lo hanno dimostrato Kumura et al. (2013) in uno studio tanto complesso quanto geniale sulle scimmie. Queste dovevano indicare premendo un tasto la direzione in cui si muovevano tutti (scelta facile) o la maggioranza (scelta difficile) dei punti rosso o verdi. Se il premio (gocce di succo di frutta) era consistente l’attività elettrica del pulvinar (zona talmica proposta alla visione, di cui si conosce il ruolo nell’attenzione) era elevata, quindi l’esercizio allenante. Che il pulvinar fosse la key area decisionale lo dimostra il fatto che questa rimaneva silente (senza emissione di stimoli elettrici) se la scimmia rimaneva silente.

Morale: per sviluppare la presa di decisione del calciatore occorre lavorare sul suo pulvinar, sulla sua capacità visiva di distinguere gli oggetti mobili intorno a sè dandogli un preciso significato nello spazio e nel tempo.

Riferimenti bibliografici:

De Martinò et al., Confidence in value-based choice, 2013

 Komura et al., Responses of pulvinar neurons… , 2013