Giochi di forma e di sostanza

E’ una giornata lunga con dentro di tutto.

Parto presto vado a Brescia incontro amici e proposte di lavoro. Torno a Milano incontro amici e proposte di lavoro.

E’ un periodo pazzo il mese di giugno per chi lavora nel calcio. E’ il periodo dove si azzerra il contatore e si riparte da capo. Si  progettano squadre, palinsesti televisivi, campagne pubblicitarie, diritti tv, eventi, ecc….

Io ci sono dentro fino al collo.

Al mio quinto appuntamento quotidiano esco dagli uffici di Soprani in via Morosini alle 8 si sera, ho del tempo libero in attesa dell’ultimo incontro che avrò alle 22.30 “Dal Bolognese” in piazza Repubblica.

Decido nonostante la pioggerella sottile di andare a piedi per distendere i nervi e cercare un momento di stacco. Mi imbatto in un muro di cinta tondeggiante in mattoni rossi con dentro una chiesa, forse barocca (scoprirò che trattasi della Rotonda Besana, un vecchio sepolcreto del 1600). Casualmente lo costeggio fino ad arrivare all’ingresso dove vedo due persone che si addentrano (giapponesi?). Scatta la curiosità.

Nelle cuffie le note di Bach aiutano la distrazione. Arrivo all’ingresso della chiesa e trovo la spiegazione. C’è una mostra che il giovedì e il sabato è aperta fino alle 22.30. Leggo: Anish Kapoor, scultore indiano. E’ un nome che avevo già sentito ma di cui non sapevo nulla . Mi inoltro.

Intravedo all’interno dei grandi specchi tondeggianti e altre sculture “strane”.  Leggo le premesse: “nella sua ricerca l’artista si muove attraverso lo spazio e la materia in una continua sperimentazione confrontandosi con l’ambiente con il quale interagisce cercando di generare sensazioni espressamente percettive che porteranno ognuna diversi magari insospettabili significati. … Anish Kapoor è il primo artista … capace di superare le vecchie categorie di Oriente ed Occidente… Il lavoro prende le mosse dalla spiritualità indiana si caratterizza proprio per la raffinata tensione mistica filosofica verso leggerezza dell’immaterialità, diversa dimensione, vuoto inteso simbolicamente come luogo originario della creazione … la sua materia, le sue magie vivono sulla soglia dei mondi associati ai sogni, alla fantasia, all’arte, alla poesia, ai miti, alle religioni“.

Pago il ticket e decido di immergermi in quest’esperienza.

E’ un tuffo nel vuoto. E’ facile staccare la spina, bloccare il tempo e il flusso emotivo, ed entrare in un tunnel metafisico dove percepisco altro. La prima scultura mi regala vertigini inaspettate, violente. Sembra che oltre al corpo mi si comprima anche il cervello. Mi sento in pericolo ma non capisco da dove arrivi.
L’effetto ipnotico mi costringe a stare inchiodato lì, quasi a voler sentire la nausea. La chiesa, spoglia, tende ad elevare lo spirito, schiacciando la corporeità. Queste sculture tendono a staccare lo spirito, dissolvendo il corpo. Nel mezzo c’è una specie di grande frantoio che lavora la materia rendendola una massa informe pronta ad essere plasmata. Cosa rappresenta? L’inferno, il caos, l’ignoto, la pazzia? Fa paura capire che forse è lo specchio di noi stessi. Un vortice dove potremmo cadere da un momento all’altro.

Intorno a questa grande cloaca continua il gioco deformante degli specchi….

…  a seconda dell’angolazione dalla quale si guardano arrivano a capovolgere l’immagine dello spettatore con una lieve sensazione di perdita dell’equilibrio in alcuni casi accompagnata da un riverbero sonoro. A differenza dell’arte concettuale degli anni 70 che si legittimava con la volontà di far riflettere razionalmente sulle dinamiche del linguaggio, Kapoor,  coinvolgendo sul piano sensoriale chi gli si accosta, induce riflessioni sulla natura dell’essere…

Stazionare o avvicinarsi, guardare da diverse prospettive, estraniarsi, accarezzare…. tutto lentamente. E’ quasi un corteggiamento, un cercarsi e scoprirsi reciproco. Tu ti offri all’opera e lei risponde in modo intelligente. Dandoti una soluzione ogni volta diversa.
E ti emoziona la sua reazione perchè mette a nudo il tuo stato d’animo. Fino a farti diventare tu stesso l’artista e lei il tuo strumento.

Quando capisci che i ruoli si sono capovolti, in quell’istante, si apre un mondo. Covessità e concavità si attraggono come nell’atto sessuale solo che la danza diventa più sensuale tanto minore è il movimento. O meglio il senso artistico è dentro il dettaglio, nel movimento impercettibile. Sento il corpo diventare un’icona liquida, dove conta il come mi pongo rispetto al mondo e non cosa faccio nel mondo. Più lento e minuscolo è il movimento più aumenta la capacità di controllo e di dare fluidità alla mia composizione.

Il mio corpo diventa un cerchio tremulo, poi spostando il bacino il cerchio lentamente si sdoppia. Sono il padrone di questi cerchi. Sembrano muoversi da soli ma dipendono dalla mia volontà, seguono il mio respiro. Mi concentro sul centro, sull’ombelico. Lui come per incanto si compone. E’ grosso, deformato, un buco nero dove capisco esserci tutta mia attenzione. Strappo e vado oltre.

Arrivo ad uno specchio parabolico che tutto sminuzza e frastaglia e lì capisco che sono polvere nel vento. Ma una polvere luccicante che potrebbe avere un valore e che andrebbe salvaguardata. Per cui leggo questi mille riflessi come un avvertimento: non disperderti Adriano, hai un valore! cerca la tua meta e la ragione del tuo essere. E’ un attimo…. poi torno polvere…

Uff…. è tardi penso, il tempo sembrava essersi fermato ma invece è corso via. Esco frastornato con la voglia di tornare in questo posto magico nel cuore della Milano da bere. Corro via.