Ricevo e volentieri pubblico il secondo articolo di Alfredo Magni (allenatore e preparatore dei portieri professionista) su un nuovo concetto metodologico di allenamento del portiere. 

Durante il mio primo documento ho cercato di evidenziare la necessità di sapere interpretare da parte del portiere le varie situazioni che si susseguono durante la gara, attraverso un pensiero comune di reparto e di squadra. Sono sicuro che la qualità e la riuscita di un progetto sia legata alle linee guida dell’allenatore (Head Coach), ad una attenta programmazione, ma soprattutto alla completa e totale condivisione della sua visione con i propri  collaboratori e con i giocatori.

Avere un modello di gioco chiaro, lineare, che sia dettato e creduto fortemente dall’allenatore è fondamentale non solo per la corretta interpretazione delle situazione di gioco da parte della squadra, ma soprattutto è importante per gli assistenti i quali devono trasferire le loro competenze attraverso la giusta comunicazione e con sicurezza il pensiero comune.

La modifica della regola che impedisce il retropassaggio da parte di un compagno al proprio portiere del Luglio 1992, ha costretto il ruolo dell’estremo difensore a cambiare. Il portiere ha dovuto imparare a calciare bene e precisamente sia sui retropassaggi dei propri compagni , che sui rinvii dal fondo.

Un’altra regola è stata modificata nel 1995, quella sul fuorigioco passivo. Gli allenatori hanno dovuto adattare i loro concetti di gioco alle nuove regole. L’evoluzione tecnico – tattica inoltre ha ridotto i tempi e gli spazi d’esecuzione dei gesti fondamentali. Oggi, è importantissimo aumentare le abilità tecniche dei calciatori, adeguando metodi e attività d’allenamento alle nuove richieste del gioco del calcio. L’allenamento tattico deve avvenire abituando i giocatori a  decisioni corrette che riguardino sia il riconoscimento di una situazione (percezione), sia il sapervi abbinare la corretta gestualità tecnica. E’ quindi importante insegnare al portiere la giusta tecnica al fine però di trasferire il gesto alla realtà e sviluppare il cosiddetto pensiero tattico. Sento e leggo spesso della necessità di coinvolgere il giocatore allenandolo cognitivamente in tutte le macro aree specifiche, tecnica, tattica, muscolare organica.

Personalmente condivido pienamente questo metodo di lavoro e come ho accennato nel precedente documento penso che anche con la tecnologia si possa avere un grande supporto per  la condivisione e il confronto con gli atleti e all’interno dello staff, delle molteplici variabili del calcio. Entrando nello specifico dell’argomento per quanto riguarda il portiere nell’interpretazione del suo ruolo nel  gioco a reparto si trova a dovere effettuare spostamenti laterali, verticali, obliqui, frenate, corse in avanti, all’indietro, prendere decisioni, posizioni a difesa della porta e a sostegno del reparto, deve comunicare in maniera preventiva e in modo adeguato con i compagni, tutto ad una velocità molto elevata. Queste variabili dovrebbero incidere pesantemente sia nei metodi che nelle progressioni didattiche dell’allenamento.

Molti allenatori hanno iniziato  a coinvolgere nelle partitelle e nelle situazioni a tema molto di più i portieri. Sicuramente gli estremi difensori affineranno le loro abilità tecniche in situazione di gioco, ma questo può  bastare? Se un portiere interpreta una situazione sbagliata o effettua uno spostamento errato, troverà da solo in gara o nelle partitelle la giusta soluzione? Non pensate che sicuramente aumenterà  la velocità d’esecuzione dell’azione motoria ….? Pensate che si consoliderà anche l’interpretazione situazionale errata e quindi anche la scelta non funzionale alla squadra?

Vi lascio ancora con una curiosità, con la promessa che nei prossimi documenti entreremo più nel dettaglio, magari con videoclip esaurienti. Voglio darvi un parametro valutativo per capire molte cose del paradigma reale che riguarda il portiere. Prestate attenzione negli allenamenti e nelle partite alla comunicazione dei  portieri verso i propri compagni. Secondo voi sarà: “occhio”, “attenzione”, “forza”, “guarda li”, “calcia” ecc…. oppure ORDINERA’ con conseguente risposta immediata dei movimenti dei propri compagni:  “scappa” se l’avversario è in possesso di palla, orientato verso la nostra porta e non ha un immediata pressione, “ scivola” se la palla si trova durante la fase di transizione di un cambio gioco avversario o di un passaggio orizzontale dal centro sul lato del campo, “ordine” per evitare la pressione individuale di un proprio compagno quando la squadra è allungata e non disposta correttamente per un pressing collettivo, “sostegno” ……… ecc. Credetemi qualsiasi allenamento assisterete, di top team, squadre d’elite o dilettantistiche  vi darà una visione univoca, importante e imprevista della cruda realtà.