Alfredo Magni con questo suo terzo intervento entra nel merito dei prinicipi metodologici alla base di una corretta progressione didattica che consenta di adattare i fontamentali tecnici alle reali egigenze delle situazioni di gara.

Ripeto ancora che si tratta di un approccio molto innovativo ma a lungo studiato e sperimentato e che spinge molto nella direzione dell’ l’efficacia piuttosto che della precisione stilistica. Se fate mente locale ai due gol in diagonale di Miccoli a Julio Cesar e di Rocchi ad Abbiati capirete quanto sia importante non farsi prendere in contro tempo. Ma questo può accadere solo con una preparazione preventiva molto mirata.

Allenamento cognitivo del portiere –  parte III

L’allenamento delle capacita’ coordinative specifiche del portiere e dei fondamentali tecnici in relazione ai tempi d’intervento e dei sincronismi di gioco 

di Alfredo Magni

Precedentemente Adriano ha pubblicato due miei documenti che evidenziavano alcuni aspetti riguardanti il coinvolgimento  del portiere nell’allenamento  tattico della squadra.

Le domande a voi rivolte, contenute  nei due precedenti articoli  volevano evidenziare la necessita’ d’introdurre nell’allenamento del portiere l’aspetto cognitivo situazionale in relazione ai concetti tattici della squadra.

In questo documento cerchero’ di  coinvolgervi, confrontandomi con voi sull’aspetto dei fondamentali tecnici nei sincronismi di gioco e sulla conseguente necessita’ di allenare in maniera specifica alcune capacita’ coordinative  importantissime.

Durante i nostri allenamenti se proponiamo esercitazioni che hanno come obbiettivo il miglioramento di determinate capacita’ muscolari e organiche ma tralasciando alcune caratteristiche motorio-coordinative, le situazioni che si creano sono positive per certe capacita’, ma assolutamente inutili o addirittura negative per altre.

Se l’azione di  un atleta e’ dovuta ad una reazione personale istintiva, sbagliata o poco redditizia, proponendo in allenamento esercitazioni che la innescano, otteniamo un miglioramento della velocita’ d’esecuzione dell’azione, ma anche il consolidamento del gesto motorio errato.

In questo modo quando attraverso l’allenamento il giocatore raggiunge un’elevata velocita’ d’esecuzione realizza il suo massimo potenziale migliorativo. Qualsiasi situazione o esercitazione proposta in allenamento, risulta essere inefficace se non sviluppa determinati concetti.  E’ fondamentale trovare un metodo efficace di lavoro che attraverso una didattica progressiva che sviluppi capacita’ e formare abilita’.

Nell’insegnamento sportivo si inizia solitamente dalla tecnica di base, che consiste nel contatto giocatore palla, a prescindere da ogni fase dello sviluppo del gioco, per passare successivamente alla tecnica applicata, che e’ invece relativa a tutti quegli accorgimenti per mezzo dei quali i fondamentali vengono espressi in relazione ai compagni agli avversari e agli spazi.

Analizzando pero’ attentamente la partita si puo’ notare che i vari fondamentali, sono effettuati in modo diverso da un modello classico teorico, da quello impostato idealmente nella tecnica di base  e da come viene impostato in postura statica.

Esso viene utilizzato maggiormente se la situazione agonistica richiede una bassa velocita’ d’esecuzione del giocatore nello spostamento che precede il gesto. La precisione del fondamentale tecnico quindi e’ inversamente proporzionale ad una elevata velocita’ dello spostamento dell’atleta e alla breve distanza del movimento della palla che precedono il tiro.

Per sopperire a tutto questo e allenare veramente un atleta in maniera completa, in modo che possa reagire con metodo e conoscenza, alle varie situazioni della gara, e’ determinante  allenare i fondamentali tecnici  in funzione degli spostamenti  e dei sincronismi di gioco.  Solo attraverso un esercizio mirato, coinvolgendo tutte le capacita’ coordinative variandone sistematicamente le velocita’ d’esecuzione, si ottiene, attraverso continui adattamenti, la trasformazione e il trasferimento del gesto tecnico dalla fase statica a quella dinamica, sopperendo alle difficolta’ d’attuazione, (forza d’inerzia dovuta alla velocita’ dello spostamento, coordinazione e indipendenza degli arti e dei vari segmenti corporei, squilibro dinamico, differenziazione delle diverse tensioni muscolari, timing di frenata e di postura, ecc…).

In questo modo si riducono le situazioni improvvisate, ma soprattutto diminuiscono anche le condizioni sconosciute. Il gesto tecnico ideale, per accedere al gioco reale situazionale partita ha bisogno di strumenti intermedi che permettano attraverso una progressione  didattica  il corretto trasfert.

L’atleta in questo modo viene coinvolto e allenato cognitivamente  non solo nel cosa fare e nel come farlo, ma anche quando e, solo dopo, dove effettuarlo, in funzione degli stimoli esterni reali della partita.

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