Si parla molto in questo periodo di filosofia di gioco. E quando si inizia a ragionare sui modelli di calcio in grado di diventare sistema metodologico –  dai bambini ai professionisti – tutti pensiamo al Barcellona e a Pep Guardiola.
Il suo passaggio al Bayern Monaco apre numerosi interrogativi. Riuscirà l’ex tecnico blaugrana, prima che a vincere, a portare la sua filosofia di gioco e vita nella capitale della Baviera?
Preziosa a questo proposito l’analisi proposta da Thesefootballtimes.net che paragona il trasferimento di Guardiola a quello che fece Rinus Michels nel 1971 quando lasciò l’Ajax all’apice dei suoi successi per trapiantare la cultura del gioco olandese proprio a Barcellona.

Qui avvenne una vera e propria rivoluzione copernicana. Il possesso palla diventò l’obiettivo del gioco e per raggiungerlo il tecnico olandese iniziò a “manipolare” lo spazio, muovendo i giocatori dalle proprie posizioni native per sorprendere gli avversari.

Il calcio italiano sembra lontano da queste disquisizioni molto “alte” ma dovremmo prima o poi capire che anche la nostra rifondazione passerà dal capire quale cultura sportiva prima che calcistica vogliamo trasmettere ai tanti bambini che oggi stanno iniziando a tirare i primi calci nelle squadre di periferia.

Dovremo invece fare tesoro di quanto ci insegnano questi grandi maestri per costruire una identità italiana, mix di tradizione e innovazione, e trasferirla con tutti i mezzi possibili ai tanti giovani che domani ci rappresenteranno.